Nel 2001, venticinque anni fa, nasceva l’Associazione Canova con questa dichiarazione d’intenti:
“Arte e Architettura si intrecciano, stimolando ricerca e dibattito, nella convinzione che l’antica architettura in pietra possa offrire modelli adeguati, se non superiori, per la ricerca contemporanea di soluzioni sostenibili per l’abitare. La persistente mancanza di sensibilità verso questo patrimonio continua a provocare demolizioni e trasformazioni indiscriminate, cancellando per sempre l’inestimabile eredità dell’architettura rurale in pietra in Europa. L’intento e l’obiettivo dell’Associazione Canova sono invertire questa tendenza, promuovendo attività volte a sensibilizzare sia il settore pubblico sia quello privato.”
Con la sua ventunesima edizione, il Canova International Architect Encounter rinnova questo impegno, contribuendo a contrastare la progressiva perdita del nostro patrimonio costruito. In questi venticinque anni molto è stato realizzato: numerosi interventi di recupero e rigenerazione hanno interessato le sette valli dell’Ossola, dimostrando come l’architettura storica possa tornare a essere una risorsa viva per le comunità e un motore di sviluppo per il territorio.
La recente trasformazione dell’Associazione in Fondazione Canova rappresenta un’importante evoluzione del nostro percorso. Pur mantenendo al centro della propria attività la tutela e la valorizzazione del patrimonio rurale, l’edizione 2026 del Canova International Architect Encounter amplia lo sguardo, invitando un pubblico più ampio a riflettere sul tema del riuso del patrimonio costruito anche nel contesto urbano.
La prima giornata sarà dedicata alla presentazione del progetto di recupero del borgo di Ghesc, nel Comune di Montecrestese, attraverso il racconto del lavoro svolto negli ultimi anni e dei risultati raggiunti.
Così come negli ultimi decenni è cresciuta la consapevolezza del valore dell’architettura rurale in pietra, anche il patrimonio urbano di Domodossola offre oggi nuove opportunità di rigenerazione. La seconda giornata sarà quindi dedicata a esplorare come gli edifici storici delle nostre città possano essere adattati alle esigenze della vita contemporanea, mantenendone intatto il valore culturale e identitario.
L’Unione Europea si trova oggi di fronte a un grande paradosso: oltre 47 milioni di abitazioni e immobili sono vuoti o in stato di abbandono, mentre milioni di cittadini affrontano una grave emergenza abitativa. Solo il 6-7% del patrimonio residenziale europeo è costituito da edilizia sociale, circa il 20% delle abitazioni risulta inutilizzato e gli affitti a breve termine sono aumentati del 93% tra il 2018 e il 2024.
Un panel di esperti di fama internazionale discuterà lo straordinario potenziale del Complesso Rosmini, avviando una riflessione sulle possibili strategie di rifunzionalizzazione e sulla definizione di un primo quadro di fattibilità. Il confronto prenderà inoltre in esame come le soluzioni sviluppate per il Complesso Rosmini possano diventare un modello replicabile in altri contesti europei, contribuendo a una nuova cultura del riuso del patrimonio costruito.
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